Il passaggio del personale CFVA al CFS: un ipotesi priva di alcun fondamento normativo ma qualcuno volutamente ne parla… uno specchio per le allodole?

civettaDa diverso tempo si parla di un ipotetico quanto fantomatico passaggio al Corpo Forestale dello Stato (per altro, viste le proposte di legge, anch’esso dal destino incerto) come se fosse un ipotesi che realmente ci riguarda e sulla quale siamo chiamati ad esprimere un parere. Teoria che  invece  non ha alcun fondamento nemmeno leggendo fra le righe delle norme in vigore o addirittura fra le proposte di legge depositate in Parlamento.

Da cosa nasce allora l’idea che si possa (come sostiene qualcuno) cambiare semplicemente “casacca” passando dall’attuale Amministrazione Regionale allo Stato, per altro con l’assicurazione che nessuno, visti i numeri molto più elevati dei forestali sardi, sarà costretto a lasciare la Sardegna? Se per uscire dal  CFVA, infatti, basta una semplice lettera di dimissioni volontarie, per entrare a far parte di un amministrazione dello Stato occorre o superare un concorso pubblico oppure una specifica norma che al momento non solo non esiste ma di cui non si trova traccia nemmeno nell’orientamento di tutte le attuali  proposte di legge che anzi dicono l’esatto contrario.

La legge di riforma del CFS (la 36/2004) dice chiaramente all’articolo 4 che “Restano ferme le competenze attribuite in materia di Corpo forestale alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano…“. Lo stesso concetto viene espresso dalla “proposta Rosato” che conferma di fatto il ruolo di regioni e provincie autonome ed infine la proposta di legge Cicu che addirittura si intitola “valorizzazione dei Corpi Forestali e di Vigilanza Ambientale delle Regioni a Statuto Speciale“. Ma se non esiste nelle attuali norme e tanto meno nelle proposte di legge presentate in Parlamento alcuna volontà di “assegnare” i forestali sardi (e tanto meno gli altri) al CFS da dove nasce questo elemento di discussione che anima gruppi forestali su facebook,  alimenta le lunghe discussioni all’interno delle nostre pattuglie e ispira organizzazioni sindacali?

Non sono certamente i grandi benefici contrattuali dei cugini d’oltre tirreno ad attirare consensi in quanto appare oramai chiaro a tutti che l’appiattimento delle retribuzioni (fra chi lavora in ufficio e chi nelle stazioni del CFS) penalizzerebbe il nostro personale “operativo” principalmente per l’eliminazione dell’indennità di turno ed un pesante taglio dell’indennità di comando stazione. Anche il sistema pensionistico delle forze di polizia (seppur vantaggioso) suggerisce prudenza in quanto permane il vantaggio della possibilità di uno scivolo di un anno su cinque (che nel nostro caso sarebbe solo per gli anni di servizio a venire) ma non prevede alcun fondo integrativo. Elementi che per la loro portata necessitano di una abbondante riflessione visto che con l’attuale sistema contributivo la possibilità di andare in pensione “da giovani” si scontra con lo spettro di dover fare la fame per il resto dei nostri giorni.

Non è quindi ne il grande vantaggio economico e nemmeno quello previdenziale a giustificare il grande interesse di alcuni colleghi anche rappresentati da un organizzazione sindacale. Resta quindi l’aspetto non secondario della “dignità professionale” e carenza normativa delle nostre funzioni. Concetti però sui quali si scontra il fatto che il nostro è un lavoro che per la sua importanza e per come lo svolgiamo in Sardegna non solo ha la sua “dignità professionale” (come tutti i lavori anche quelli più umili fatti onestamente) ma del quale possiamo andare certamente orgogliosi. Non è mai successo poi che un solo atto di polizia giudiziaria sia stato annullato perché le norme di riferimento non attribuivano al personale del CFVA i titoli e le competenze per realizzarlo.

Chi ha interesse quindi a diffondere una possibilità che in realtà non esiste? Il CFS, vuole tornare ad essere presente in tutte le regioni e le provincie autonome per potersi confrontare al pari con le altre forze di polizia, avere un ruolo in una eventuale riforma (e forse anche per meglio giustificare gli oltre 360 mila euro l’anno di stipendio del proprio Comandante). Un operazione che se realizzata darà loro prestigio, nuovi incarchi e consentirà ad alcuni forestali sardi di ritornare nella propria terra. Per il CFVA, lasciato al proprio destino, invece l’incertezza di dover svolgere un ruolo che la Regione dovrà ridefinire evitando pericolose sovrapposizioni ed inaccettabili sprechi di denaro pubblico.

Diffondere l’idea che il personale potrà comunque continuare ad indossare la divisa da Forestale passando al CFS, anche se priva di ogni fondamento normativo, è certamente funzionale al loro progetto.  Per i forestali Sardi restano pertanto solo due strade: difendere quello che con il nostro sacrificio abbiamo creato in oltre vent’anni di lavoro ribellandoci a questo evidente progetto di “arroganza istituzionale” o lasciarsi ammaliare dallo “specchio per le allodole” del passaggio al CFS seduti però in un treno che a tutta velocità percorre un unico binario che porta dritto ad una nuova pseudo compagnia barraccellare alle dirette dipendenze dell’ente foreste.

Proposta di legge “Ettore Rosato” per la sopressione del CFS

Proposta di Legge Cicu Carlucci

Gli stipendi dei manager pubblici